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Si è conclusa una vasta operazione della Guardia Costiera nel bacino del Tirreno meridionale che ha visto l’impiego di due pattugliatori d’altura, un elicottero ed altri mezzi navali della Guardia Costiera assegnati ai Comandi dell’arcipelago eoliano, volta a contrastare il fenomeno della pesca illegale. Nel dettaglio, a sud delle isole di Alicudi e Filicudi, un peschereccio è stato sorpreso da nave Corsi CP906 della Guardia Costiera nella fase di recupero di una rete da posta illegale di circa 7.500 mt di lunghezza. La rete – al termine delle operazioni - è stata posta sotto sequestro, e il comandante del peschereccio sanzionato secondo i termini di legge.

In quelle stesse ore, ma a Nord delle isole Eolie, Nave Diciotti CP941, impegnata in attività operativa in quell’area, ha rinvenuto un’ulteriore rete da pesca illegale lunga diversi chilometri ed ha proceduto al recupero della rete con l’ausilio di Nave Magliano CP404, unità del Corpo specializzata in questo tipo di attività in mare.

Negli ultimi anni molti sforzi sono stati profusi in termini di impiego di mezzi aeronavali e uomini per combattere questa pratica di pesca che non solo è illegale, ma è anche dannosa per l’intero ecosistema marino. Nei soli mesi di aprile e maggio, diverse sono state le missioni svolte dai pattugliatori d’altura, finalizzate al contrasto di questa pratica di pesca.

La Lega Navale Italiana, da sempre attenta e vicina alle attività ambientali del nostro territorio, non poteva di certo farsi sfuggire un evento spettacolare come quello avvenuto in Liguria qualche giorno fa, durante i corsi pratici di patente nautica, portati avanti dalla Sezione di Milano della Lega Navale Italiana. Un gruppo di delfini hanno infatti accompagnato l’imbarcazione adibita alle attività nautiche.

Non è la prima che i cetacei mostrano particolare interesse per le barche, anzi, è una circostanza abbastanza comune. Ma perché?

Benché si possa avere l’impressione negativa di urtare gli animali durante la navigazione, in realtà i piccoli mammiferi marini amano nuotare e attraversare l’onda di prua delle barche e delle navi. Ma non lo fanno solo per divertimento. I delfini, infatti, sfruttano le correnti create dalle imbarcazioni per farsi spingere e quindi faticare di meno nel loro viaggio. Questo comportamento viene definito dagli etologi bowriding (cavalcare le onde), anche se è difficile capire il perché di certe abitudini, in quanto non è facile studiarle.

C’è un altro motivo, però, che spinge l’istinto dei delfini ad avvicinarsi alle barche: il cibo. I mammiferi sanno che, prima o poi, arriverà in mare un pezzo di pane o, perché no, avanzi di piccoli pesci, di cui sono ghiotti. Va specificato come, spesso, siano i delfini stessi che, sentendo il rumore di un’imbarcazione, cambiano volontariamente rotta per raggiungerla.

Tuttavia anche i delfini hanno un loro codice di condotta da rispettare ben preciso, per evitare che questo loro “gioco” si trasformi in un pericolo.

La speranza è che i delfini non smettano mai di accompagnarci nei nostri viaggi sulla cresta dell’onda. Chi abbia avuto la fortuna di avere un incontro con i tursiopi, infatti, sa con quale entusiasmo e curiosità essi si avvicinino all’essere umano e soprattutto che emozione e senso di libertà suscitino questi magnifici ed eleganti animali.

Siamo ufficialmente entrati nella fase 2 dell’emergenza epidemiologica da coronavirus e i dati sono confortanti. I contagi, infatti, continuano a diminuire, mentre i guariti aumentano in modo notevole. Durante questa fase, diverse saranno le riaperture previste e cosi anche la Lega Navale Italiana si prepara a ripartire, ma questa volta non solo tramite servizi online, dei quali probabilmente usufruiremo per comodità anche in futuro, ma anche dalle proprie sedi.

Nonostante il DPCM del 26 aprile 2020 abbia predisposto momentaneamente il solo permesso di poter fare il bagno al mare a chi abiti ad un massimo di 200 metri da questo, le varie regioni hanno emesso dei propri provvedimenti.

Emilia Romagna e Campania sono le uniche regioni a seguire concretamente le disposizioni emanate dal decreto suddetto. Tutte le altre invece danno la possibilità ai cittadini di preoccuparsi della manutenzione delle proprie imbarcazioni, del pernotto in esse ma solo ai residenti, e ove possibile la fruizione dell’imbarcazione stessa per pratiche da diporto quali pesca sportiva e vela.

Quest’ultima non è stata mai abbandonata in questi due mesi di lockdown ed anzi è stata portata a casa dei soci della LNI, non solo tramite regate online, che hanno visto numerosi partecipanti, ma anche tramite lezioni da remoto di introduzione alla vela. Nonostante queste notevoli iniziative portate avanti da molte delle sedi della LNI, siamo tutti molto impazienti di tornare a vivere il mare in tutto il suo splendore. Così come si è impazienti della riapertura dei meravigliosi centri nautici di Ferrara, Taranto e Sabaudia, anche se non ci sono ancora disposizioni, che confidiamo però arrivino presto, tenendo in considerazione anche il rapporto effettuato dal Coni sugli sport in sicurezza. Sulla base di questo la vela, infatti, è una delle poche discipline a portare un rischio di contagio pari a 0, su una scala da 0 a 4.

La fase 2 è appena iniziata e probabilmente avremo dei risultati più concreti a metà del mese corrente. Nella speranza che i dati della curva epidemiologica continuino a migliorare, ci auguriamo che le tutte le attività interessanti il mare, che siano esse nautica da diporto, vela, o attività subacquee, riprendano il prima possibile, non solo per un risvolto economico e sociale, ma anche per tornare a godere a pieno dei benefici psichici e fisici che il mare è in grado di dare.

Mercato nautico in crescita anche nel 2020. L'indagine condotta da Ucina Confindustria nautica fra i soci, ha sottolineato come il 62% delle aziende dichiari, sulla base del portafoglio ordini, una crescita del fatturato nel prossimo anno che nel 2018 è stato di 4,27 miliardi di euro. Solo l'11% prevede una contrazione, comunque sotto il 5% rispetto al 2019.

Entrando nel dettaglio delle cifre, si può notare come il 37% ipotizzi una crescita fino al 5%, il 14% fra il 5 e il 10% e l'11% addirittura sopra il 10%. Per il 27% invece, il 2020 non porterà cambiamenti in positivo o in negativo, con il fatturato che resterà sostanzialmente stabile. Previsioni in linea con le stime che le aziende avevano fatto nel 2018 sul 2019.

Come ogni anno l’11 aprile si celebra la giornata nazionale del mare e della cultura marinaresca. La giornata ha lo scopo di sensibilizzare i giovani, e non solo, alla difesa e tutela del Mare Nostrum, attraverso l’organizzazione di eventi, manifestazioni e mostre. I motivi per cui ricordare il mare sono davvero molteplici, anche se molto spesso ce ne dimentichiamo.

Mari ed oceani coprono il 71% della superficie terrestre, e sono un vero e proprio patrimonio da preservare, non solo per garantire il naturale equilibrio delle cose ma anche per la sopravvivenza del genere homo. La stragrande maggioranza dell’ossigeno arriva dalle acque oceaniche, così come molti dei prodotti di cui ci nutriamo e dai quali estraiamo elementi per i medicinali salvavita. Non solo, le grande distese di acqua hanno effetti fondamentali sulle condizioni meteo e sono alla base del clima della penisola italiana e di tutto il resto del mondo.

E’ grazie ai mari e agli oceani se il pianeta Terra è abitabile e tutti direttamente o indirettamente, dipendiamo da questi.

Tuttavia, gli studi stanno sempre più confermando che la pressione antropica sui mari sta aumentando, così come l’inquinamento e lo sfruttamento delle risorse, soggette ad impoverimento che porta ad un progressivo e repentino esaurimento.

Ecco perché è importante impegnarsi ogni giorno per la salvaguardia dei nostri mari, in tutti i modi possibili. Quello di minimizzare gli effetti di tutte le attività antropiche sull’ecosistema marino è un obiettivo comune e primario, introdotto con la convenzione di Rio de Janeiro del 1992.

Per  sviluppo sostenibile si intende “l’insieme delle attività che permettono alla generazione umana attuale e alle altre specie che vivono sulla Terra di soddisfare i propri bisogni senza mettere in pericolo la capacità della Terra di soddisfare i bisogni delle generazioni future, sia che si tratti di Uomini sia di altre specie che popolano la Terra”.

E’ per questi motivi che ogni anno in Italia, anche le sezioni della Lega Navale Italiana promuovono attività ludiche e didattiche sull’intero territorio nazionale, al fine di far di far comprendere a tutti e nel miglior modo possibile cosa si nasconde nei nostri mari e la loro importanza.

Numerose sono state le conferenze e manifestazioni, sia teoriche che pratiche, che hanno visto non solo la pulizia delle spiagge e dei fondali, ma anche vere e proprie lezioni di biologia marina. I destinatari principali di queste iniziative, ovviamente, sono sempre loro: i giovani, consapevoli di essere il ponte verso un futuro migliore.

Proprio per ricordare ed evidenziare l’importanza del mare, oggi (11 aprile 2020) si sarebbero dovuto portare a termine, proclamando i vincitori, il concorso LNI-MIUR “Insieme Cambiamo la rotta”, ideato per sensibilizzare gli studenti al rispetto dell’ambiente, all’inquinamento da plastica e all’importanza dei cambiamenti climatici.

Purtroppo, a causa della concomitanza con la festività della Santa Pasqua e soprattutto per l’emergenza sanitaria da coronavirus, non solo sarà rimandata la premiazione tanto attesa di un concorso, ma la Lega Navale Italiana con tutte le sue sezioni non potrà celebrare il mare come vorrebbe.

In attesa di poter rimediare al mancato appuntamento con il mare, si può comunque pensare intensamente ad esso: alle emozioni che suscita e che regala quando lo viviamo.

L’attenzione verso i mari dovrebbe essere più viva durante tutto l’anno e non limitata solo a qualche sporadico giorno. Celebrare, capire e dare la giusta importanza al mare è fondamentale, non solo per noi e per la nostra sopravvivenza, ma soprattutto per gli equilibri della natura, della quale, ricordiamoci, siamo solamente degli ospiti.

Il presidente della Società velica di Barcola e Grignano, Mitja Gialuz, parlerà nella veste di organizzatore della Barcolana all’Assemblea Annuale della Federazione Cinese Della Vela. Il 16 novembre Gialuz sarà, assieme a Kim Andersen - presidente della World Sailing, la Federazione mondiale della vela - l’ospite d’onore dell’incontro annuale di tutti gli yacht club cinesi, dei rappresentanti di oltre trenta municipalità della Cina - identificate come aree in cui gli sport nautici si svilupperanno nei prossimi anni - e i presidenti degli yacht club di Hong Kong, Macau, Taiwan.

Per Barcolana si tratta di un grande onore, che segue i contatti e le attività di relazione internazionale iniziati lo scorso luglio e proseguiti durante la 51.a edizione della Barcolana. L’evento di Trieste sarà illustrato come case history: una manifestazione - questo hanno riconosciuto all’evento gli organizzatori cinesi - che ha saputo sostenere lo sviluppo di una tradizione nautica, incrementare lo sport della vela ma anche l’immagine e il turismo internazionale.

In questi giorni di quarantena, in accordo alle disposizioni governative per contrastare la diffusione del COVID-19, sono in molti a chiedersi: “ma posso uscire in barca da solo?”. La risposta è no, e a rispondere è il Ministero dei Trasporti, che dopo l’uscita del DPCM del 9 marzo ha informato le Capitanerie di Porto che a loro volta le hanno comunicate ai circoli nautici, associazioni e porti turistici.

La Direzione Marittima di Bari in una nota ha spiegato che: «L’uscita in mare richiederebbe inevitabilmente lo spostamento, anche se nel solo ambito cittadino, per il raggiungimento del mezzo navale, e ciò comporterebbe la violazione del DPCM, in quanto tale spostamento non sarebbe giustificato da esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute».

Una delle eccezioni è per chi vive sulla propria imbarcazione. Il Mit, infatti, dice che il problema non è tanto l’uscita in mare, ma lo spostamento da casa al porticciolo in cui è ormeggiata la barca, che non sarebbe giustificato. Ma attenzione, che vive a bordo della propria barca dev’essere in grado di documentarlo, o andrebbe ad infrangere le disposizioni governative.

Un’altra eccezione è per chi lavora a bordo di un’imbarcazione, come ad esempio il comandante e gli altri marittimi che avevano in programma il trasferimento della loro imbarcazione, magari per un lavoro in bacino. In questo caso è possibile recarsi a bordo (e uscire in mare) dato che viene rispettato il principio delle esigenze lavorative.

L’Ice Rib Challenge, l'affascinante traversata in gommone da Palermo a New York iniziata lo scorso 21 giugno con consueta partenza dal Marina Arenella da parte Sergio Davì, è giunta a termine.

Quasi 7000 miglia nautiche in solitaria a bordo di un gommone di serie lungo appena 11 metri, motorizzato con due fuoribordo benzina da 350 cavalli ciascuno ed allestito con elettronica di bordo ed equipaggiamenti d'eccellenza .

La missione ha anche risposto a precisi obiettivi di carattere scientifico. Primo tra tutti la lotta contro l’inquinamento da microplastiche e a tal proposito, si segnala la co-partecipazione del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) e IZS Sicilia (Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Sicilia) che, a partire dai dati raccolti dallo stesso Davì durante l’intero viaggio, condurranno specifiche ricerche per misurare lo stato di salute dei nostri mari.

Davì, eletto Tedoforo degli Oceani per la Peace Run, ha infatti consegnato al suo arrivo la torcia della Pace: l’ha portata in giro per il mondo, lungo tutto il suo viaggio, dalla Sicilia alle Baleari, poi Spagna, Portogallo, Francia, Regno Unito e Irlanda e ancora Isole Faroe, Islanda, Groenlandia per poi toccare il Canada e finalmente gli Stati Uniti. Senza alcun dubbio Sergio Davì, ancora una volta, ha scritto una nuova pagina nella storia della nautica mondiale.